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ANTENNE WIFI, ESEMPI PRATICI tipo: livello:
Seconda parte pratica del tutorial. Non una serie di progetti, ma due parole su cosa fare e come farlo.
 
 



...segue dal precente tutorial...

Antenne WiFi

Vediamo alcune realizzazioni amatoriali,

con la passione tutta italica che ci distingue nel riciclo...

Tutorial.. ovvero non una antenna bellefatta, ma capire cosa si fa per concludere costruendo la "vostra" antenna, non la mia... il possibile per non ripetere gli sbagli già fatti da altri.

La costruzione di antenne è sempre possibile, le antenne non sono altro che “pezzi di metallo” dunque con un minimo di attrezzatura meccanica, trapano, seghetto, lima e un banchetto dotato di una piccola morsa su cui lavorare, è possibile realizzare una antenna analoga qualsiasi prodotto commerciale. Nello specifico però stiamo parlando di antenne per WiFi, non antenne CB, dunque la precisione deve essere buona… è necessario contenere gli errori sotto al millimetro… è chiaro che una buona manualità aiuta nell’impresa!
Viste le premesse le antenne yagi, di cui si è parlato fino ad ora, sono le meno adatte per chi vuole iniziare la carriera di autocostruttore di antenne WiFi. Oltre la precisione, che è richiesta da tutti i tipi di antenne, le yagi hanno bisogno di un adattatore di impedenza (balun) spesso realizzato con uno spezzone di cavetto da 50 ohm lungo ½ onda elettrica (40 mm di RG58 a 2445 MHz).
Per questo motivo partiremo con la realizzazione di due antenne, una direttiva biquad (la farfallina, pannellino o biquad) e una omnidirezionale collineare.
La direttiva fornisce un guadagno paragonabile  a una yagi lunga una ventina di centimetri, mentre la collinare è la copia (!) di prodotti commerciali spacciati per guadagni da 7 a 9 dBi … ed è lunga circa 15 centimetri e un guadagno di 4 dB è ragionevole.

E’ sufficiente qualche ricerca in rete per trovare decine di realizzazioni, spiccano quelle del gruppo di Cagliari e di quello dei colleghi Napoletani, poi ecco l’antenna di Paolo Pitacco (pubblicata su RadioKit 04/2006 doppia twinquad, a doppio otto, per traffico via satellite).
Ho realizzato una sola delle due antenne descritte, il connettore posteriore è un N, il riflettore è un ritaglio di lamiera di alluminio grosso quanto un foglio A5 e "staziona" sul tetto da qualche anno... Per la realizzazione pratica rimando all’articolo originale. In rete si trovano innumerevoli realizzazioni analoghe, la realizzazione di questo tipo di antenne è molto semplice.
Il materiale impiegato è del filo di rame o di ottone, il diametro è di 2 mm, ma è consentita una certa tolleranza… 1,5 mm risulta essere piuttosto fine e rischiamo di piegare inavvertitamente l’antenna appena realizzata mentre 2,5 mm è già più difficile da lavorare.
L’ottone è più fragile, cosa che comporta qualche difficoltà in più in fase di piegatura, però conduce il calore peggio del rame, cosa che ne facilita la saldatura. Inoltre è reperibile, spesso sotto forma di leghe diverse, ma ugualmente valide per i nostri scopi, sotto forme di bacchette per saldatura. Con un diametro da 1,5 a 2,5 mm e una lunghezza di 50 cm costano pochi centesimi e sembrano fatte apposta.

La biquad (o twinquad) è formata da due quadrati uniti a un vertice, dove si trova l’alimentazione che è già adattata ai canonici 50 ohm. In verità l'antenna è bilanciata mentre l'alimentazione diretta dal coassiale è evidentemente sbilanciata... qualche nucleo di ferrite immediatamente dietro al dipolo in cui fare passare il cavo coassiale della discesa risolve il problema, oppure trascuriamo la cosa... è poco elegante, ma non impedisce il funzionamento "decente" dell'antenna,

Il radiatore è formato da un doppio loop a onda intera, dunque formato da 4 lati da ¼ d’onda, alimentato al centro direttamente a 50 ohm tramite il cavo coassiale, dunque non richiede alcun adattatore di impedenza.
Due calcoli… a 2450 Mhz la lunghezza d’onda è pari a 122 mm (300/2450=0,1224), dunque è questo la sviluppo che deve avere ognuno dei due quadrati che formano l’antenna… essendo un quadrato ogni lato (!) è lungo ¼ d’onda, dunque 30,6 mm.
Questo è il calcolo teorico, dunque il lato dei due quadrati che forma la biquad deve essere pari a 30 mm, in realtà il diametro del filo ha valori importanti, in termini di lunghezza d’onda, questo allarga la banda di funzionamento dell’antenna e ne abbassa un pochino il guadagno teorico. Dunque una antenna formata da filo di 2 mm di diametro con il lato interno pari a 29 mm (il lato esterno sarà di 33 mm, ovviamente) potrebbe funzionare ugualmente bene da 2300 a 2600 MHz circa, una differenza di un solo millimetro sul lato dei quadrati porta uno “spostamento” della frequenza di risonanza dell’antenna di circa 100 MHz.
Per piegare il filo in modo corretto è necessario (!) impiegare un pezzetto di profilato quadro in ferro (30 x 30 mm) (anche se alla luce di quanto appena esposto un quadrato da 29x29 mm sarebbe più adatto) che utilizzeremo come maschera per piegare il filo. Utilizzando filo da 2 mm e una maschera  quadrata di 30 mm di lato otteniamo infatti le misure adatte alla nostra antenna WiFi.

Da una di queste antenne ci si può ragionevolmente aspettare un guadagno da 9 a 10 dB, da qui sono possibili variazioni sul tema… i quadrati possono diventare 4, raddoppiando le dimensioni raddoppia il guadagno… ovvero il guadagno aumenta di 3 dB, utilizzando due antenne gemelle, con adeguato adattatore di impedenza, il guadagno sale di altri 3 dB arrivando a 16 dB (18 dBi, se fossimo dei commercianti…)
Se l’antenna deve abitare all’esterno la chiuderemo in una
scatola per impianti elettrici, resa stagna con del silicone (con parsimonia, alla radiofrequenza non piace il silicone) e montata in polarizzazione verticale (con il lato lungo in orizzontale si ottiene la polarizzazione verticale, standard per WiFi).
In rete sono rintracciabili molte realizzazione, alcune curiose riguardo la scelta del materiale, particolarmente al collega che ha utilizzato un CD Spindle quale supporto e contenitore e un vecchio Cd quale riflettore

L’antenna originale dell’AP è un dipolo coassiale lungo ¼ d’onda, dunque il “lato caldo” è lungo circa 30 mm
(come il lato della biquad ovviamente) mentre il "lato freddo" è un tubicino di uguale lunghezza che ricopre il coassiale, è possibile modificarlo e aumentare la sua resa di circa 4 dB, ottenendo una antenna assolutamente analoga a una commerciale di solito “spacciata” per 7 dBi.

L’antennino originale non guadagna nulla, è un dipolo, mentre se vediamo il guadagno in dBi ne guadagna 2,1  … L’antennina originale è stata smontata sfilando la parte terminale in gomma. Sotto si nasconde il dipolo coassiale, si tratta di un radiatore a ¼ d’onda posto su un tubicino della stessa lunghezza che è infilato sul cavo coassiale che fa capo al connettore. La modifica consiste procurarsi 18 – 20 cm di filo di rame argentato (o smaltato) diametro 1.2 mm. Realizziamo 6 spire su 5 mm, la lunghezza dell’avvolgimento deve essere pari a 25 mm (le spire sono egualmente spaziate per circa 4 mm), oltre la bobina sagomiamo un dipolo ripiegato lungo 62 mm (ovvero ½ lunghezza d’onda), la distanza tra i due fili deve essere 2 mm circa (il filo è tenuto a distanza da un anellino di dielettrico del cavo coassiale). Utilizzando l’antenna originale quale supporto tagliamo lo stilo (il polo caldo) in modo che tra la fine del tubicino (la parte fredda del dipolo) e l’inizio della bobina ci siano 22 mm.
Questa antenna è semplicemente la copia di un prodotto commerciale “spacciato” per 7dBiso… se il suo guadagno vero è intorno a 4 dB possiamo essere soddisfatti del lavoro svo
lto. L’antenna modificata andrà protetta da un tubicino di plastica. Per la modifica dell’antenna originale sono necessari pochi minuti, la resa è sensibilmente migliore e il costo è in pratica nullo.
Durante le prove è stata realizzata una twinquad, i classici due quadrati collegati su un vertice, da abbinare all’access point. L’antenna è realizzata con del filo di ottone da 2 mm. Si tratta di una antenna singola a “otto”, il cui guadagno dovrebbe attestarsi tre gli 8 e i 10 dB. Il lato interno del quadrato è pari a 30.5 mm, mentre la distanza dal riflettore (un ritaglio di lamiera zincata ex_guscio autoradio da 62 x 130 mm) è pari a 18 mm.
Sull’access point sono state testate queste tre antenne: lo stilo originale ha fornito una “performance” del 34 – 38%, lo stilo modificato i citati 42 – 46% mentre utilizzando il pannellino appena descritto si è saliti a un più rassicurante 50 – 54%, segnale definito “buono” dal driver e il trasferimento è salito da 18 – 24 Mbit a 36 Mbit.

Altre antenne

In gamma WiFi, 2445 MHz circa, siamo già in gamma “microonde”, ma siamo ancori vicini al limite basso, ovvero si possono utilizzare sia antenne “normali” quali yagi, i biquad (la farfallina) le prime in uso già dalle onde corte a salire fino alle antenne TV, le seconde sono utilizzate prevalentemente dalle VHF/UHF in su, ovvero è la configurazione tipica di un pannello TV a larga banda. Per le omnidirezionali abbiamo sia il dipolo coassiale (l’antennino originale dell AP), sia delle collineari antenne tipiche delle VHF e UHF e di solito realizzate con dipoli a filo oppure direttamente con spezzoni di cavo coassiale opportunamente tagliato e saldato.
Da qui passiamo alle antenne tipiche delle microonde, dunque la Cantenna (il barattolo) che è una antenna a guida d’onda, la versione omnidirezionale è poco usata e meno costruita, per la difficoltà meccanica ad effettuare le “fessure” di uscita del fascio di microonde, fino alle citate parabole che in
iziano qui ad avere un guadagno rilevante rispetto alle antenne ad elementi parassiti (le yagi insomma). Questa rappresenta, insieme alla biquad, l’antenna che è più facile costruire. Attenzione però… “più facile costruire” non significa che possiamo fare qualsiasi schifezza e lei funziona! L’antenna va sempre e comunque realizzata con cura e con estrema precisione, altrimenti semplicemente non funziona!

Le cose vengono male da sole, non è necessario farle male,

... e per le antenne è una verità assoluta, in gamma WiFi basta un
a “trascuratezza” di un paio di millimetri per buttare via tutto. Se la vostra prima antenna non funziona non prendetevela con chi la ha descritta, ma cercate dove avete fatto l’errore perché, potete scommetterci, l’errore c’è!
Uno degli errori più comuni è il collegamento tra il cavo coassiale e l’antenna, un centimetro di cavo “scoperto” ovvero aperto, non più coassiale, fa esso stesso da antenna e impedisce completamente il funzionamento dell’antenna vera e propria. La massima tolleranza è sempre sul millimetro, o
comunque il meno possibile… questo tipo di connessione dovrebbe essere lunga zero, cosa evidentemente impossibile, ma è necessario, indispensabile, tenersi sempre più “corti” possibile!

L’antenna a guida d’onda, ovvero la Cantenna o, se preferite, il barattolo


E’ sicuramente una delle più facili da costruire, sono necessarie solo poche precauzioni e la solita precisione senza la quale non si fa nulla, il guadagno è ragionevole e può arrivare a 12 dB “veri”.
Le foto che seguono sono state realizzate, e ovviamente ne ritragg
ono le realizzazioni del mio omonimo Miura69 di WiFi Italia, che ringrazio.
La cantenna è sostanzialmente un barattolo al cui interno sporge un “lanciatore” ovvero un stilo lungo ¼ d’onda (30 – 31  mm). L’unica distanza critica è quella dal fondo del barattolo, il dipolo va posizionato a ¼ onda dal fondo del barattolo e questo deve essere lungo almeno ¾ d’onda .. e qui inizian
o i problemi.

Già perché ci troviamo in una guida d’onda, non nello spazio libero, in queste condizioni la propagazione “rallenta” e il nostro ¼ d’onda diventa più lungo di quanto ci si aspetterebbe, d
unque il dipolo non è posto a 31 mm dal fondo del barattolo, ma molto più avanti. Per questo utilizziamo un calcolatore… è il diametro del barattolo che influisce la velocità di propagazione ed è in base a questa caratteristica che dobbiamo posizionare il nostro ¼  d’onda.

Ecco dunque il calcolatore, in italiano…   e in inglese…
 

La scelta del barattolo è importante, deve essere di circa 85 mm di diametro, anche se diametri vicini vanno più o meno ugualmente bene. E’ importante, direi essenziale, che il barattolo sia piano, ovvero che non sia corrugato, né sul fianco e neppure sul fondo. Deve essere un barattolo liscio dovunque, senza il coperchio anteriore, la parte aperta rappresenta “l’ingresso” dell’antenna e andrà chiusa ad antenna terminata con un tappo di polistirolo, o altro isolante solido, che oltre a riparare dalla polvere, umidità, ecc. conferirà al barattolo una certa, relativa comunque, solidità che di solito i costruttori di barattoli da pelati gli conferiscono con il fianco e i fondi corrugati.
Purtroppo in commercio non sono molti i barattoli “piatti”, di solito si utilizza la confezione esterna della bottiglia di “Baileys”, del “Caffè Borghetti” o ancora la lattina da  un litro di diluente nitro o trielina. Il barattolo del “Caffè Illy” è un po’ grande, ma funziona ugualmente bene. Inoltre il tappo a vite (che va eliminato, così come la vite del barattolo) opportunamente privato del rivestimento metallico diventa un ottimo “tappo” per la parte anteriore della futura antenna.
L’antenna può essere aiutata da un “cono” al suo ingresso, si ricava un piccolo guadagno aggiuntivo.
La realizzazione è banale, basta praticare un foro alla distanza giusta (precisa!), montare un connettore N femmina da pannello e sul polo caldo saldarci in nostro ¼ d’onda, considerando che i 30 – 31 mm comprendono anche quanto sporge in origine del connettore.
L’unica difficoltà è realizzare il foro senza danneggiare il barattolo che dovrà rimanere rigorosamente integro e tondo!!
E’ una delle poche occasioni che sostituire il connettore N con l’antennino dell’AP inserito direttamente nel barattolo a distanza giusta fornisce un guadagno accettabile. E’ una delle prove che sono realizzabili senza avere preventivamente preparato il materiale necessario, del resto successivamente sarà sempre possibile “allargare il foro “ e montare il classico connettore N femmina.

Una precisazione, realizzando antenne WiFi sarà sempre necessario utilizzare un connettore di antenna, le dimensioni non microscopiche, le performance e la facile reperibilità fanno pendere la bilancia per il citato connettore N.
E’ possibile l’impiego di altri connettori, dai piccolo SMA, o RSMA, fino al TNC, fratello “a vite” del solito BNC, connettore utilizzabile, ma non consigliato perché siamo già al limite del suo impiego. Fino a connettori da non utilizzare mai, per nessuna ragione, stile PL ovviamente, ovvero la coppia SO239 e PL259. Una cantenna realizzata con un PL al posto di un connettore N femmina non funziona. Non è che funziona male “tanto poi lo cambio”… non funziona, nel connettore perdete tutto il guadagno dell’antenna, se non di più.

Analogo discorso per il cavo, in questa tabellina le perdite in gamma WiFi di alcuni cavi coassiali:

RG174       2 dB al metro
RG58         1dB/m
RG213       0.6 dB/m
H155          0.5 dB/m
RF5            0.5 dB/m
RF240        0.39 dB/m
AIRCELL   0.38 dB/m
LMR400     0.22 dB/m
AIRCOM    0.21 dB/m
CNT600     0.14 dB/m

Considerando che l'H155 ha più o meno le stesse dimensioni dellRG58 (5 - 6 mm di diametro), mentre RG213, aircom e gemelli sono cavi da 1/2", ovvero 12 - 13 mm di diametro e che alcuni sono particolarmente rigidi.

Spannometro alla mano calcoliamo come funziona il link

Cerchiamo di capire perché il tutto funziona calcolando il link assegnando valori “ragionevoli”.

Il link è attivo, il trasferimento avviene tra 18 e 24 Mbit e il segnale fornito dalla “scala” sul programma della scheda WiFi  oscilla tra il 42 e il 46%... difficile tradurre il tutto in dBm…
Stabiliamo, in modo arbitrario, ma ragionevole, che il ricevitore di detti oggetti non sia un gioiello di sensibilità. Un buon cellulare (a 1800 MHz) è in grado di stabilire una comunicazione decente con valori di segnale oltre i -90 dBm, con 84 – 87 dBm si ha un link ottimo e la comunicazione è più che sicura. Stabiliamo dunque che il limite della nostra scheda sia a -80 dBm, da qui ci teniamo altri 6 dB di buono (vogliamo un link stabile, non un link che cade al passaggio di un piccione..) il nostro segnale è dunque all’ingresso del ricevitore con -74 dBm (80 – 6)
L’antenna dell’access point modificata guadagna 4 dB, la doppia twinquad circa 12, la potenza di trasmissione dovrebbe essere pari a 17 dBm, dunque i guadagni positivi del link ammontano a 33dBm (17 + 12 +4). Un buon RG213 perde (a 2400 MHz) circa 0.6 dB al metro, 5 metri sono 3 dB di perdita nel solo cavo che sommati al guadagno calcolato prima ci danno 29 dBm disponibili per attraversare il “tratto di aria” e presentarsi il ricevitore con i citati -74 dBm. L’attenuazione del tratto “in aria” è dunque la nostra incognita, malgrado calcoli e tabelle ben difficilmente potremo avere la certezza del funzionamento del link prima di realizzarlo.
Per una valutazione più precise è un’ottima idea avvalersi di software per la misura del segnale, primo tra tutti il noto netstumbler (3w.netstumbler.com), ma anche WirelessMon, entrambi misurano il segnale in arrivo e forniscono il risultato in dBm.
Il calcolo della resa del link è stato fatto solo dopo averlo realmente realizzato, è comodo calcolare il funzionamento di qualcosa che si sa già che funziona!
Durante le prove evitiamo l’uso di cavi eccessivamente lunghi, connettori non adatti… Connettori PL sono da scartare a priori (neppure da provare). BNC o TNC si possono impiegare, ma non è una buona idea. Connettori N o SMA sono ovviamente di casa e danno quanto ci si aspetta, anche a queste frequenze. In rete sono reperibili informazione circa le caratteristiche del cavo utilizzato, così come dei connettori.
Spostandosi verso il basso nella tabella riportata qui sopra diminuisce l’attenuazione, mentre aumentano i costi e le dimensioni del cavo. I cavi con dielettrico solido hanno più perdite del corrispondente dielettrico espanso, non a caso l’Aircell ha una attenuazione molto bassa perché il dielettrico è costruito a settori, possiede delle “camere d’aria” intervallate da supporti in polietilene. Contrariamente a quanto si pensa i cavi in teflon hanno solo un piccolo vantaggio rispetto al corrispondente con dielettrico solido in polietilene, vantaggio che spesso è da ricercarsi nella costruzione più curata, calza (magari doppia) e polo caldo argentati.
Una buona alternativa potrebbe essere una discesa costruita con ottimo cavo tvsat, con annessi connettori F (che costano poco), non ho effettuato prove in proposito, ma ritengo che possa essere una valida sperimentazione. Il passaggio dai canonici 50 ohm ai 75 del cavo tvsat comportano un disadattamento di impedenza con relativo aumento del ROS pari a 1.7 :1, ma il cavo con dielettrico espanso ha performance di gran lunga migliori rispetto al corrispondente a dielettrico solido. Per contro è meccanicamente più delicato e va trattato con maggior cura, evitando tassativamente qualsiasi “piega a 90 gradi”. Il cavo TVsat lavora abitualmente intorno a 2 Giga e il suo basso costo non dipende dalla bassa qualità del cavo, ma esclusivamente dall’elevato volume in produzione che ne abbassa il prezzo finale.

Durante le prove si sono utilizzati dei software, primo tra tutti il citato "netstumbler" che fornisce una indicazione in dBm... questi strumenti sono ragionevolmente  precisi, ricordiamoci SEMPRE di utilizzarli con il medesimo device... lo stesso segnale misurato sullo stesso impianto, ma con schede WiFi diverse può fornre indicazioni anche molto distanti tra loro. Dunque il confronto tra due antenne è possibile avendo cura di cambiare solo l'antenna!!

Note legali, indispensabili!!

L’opinione comune è che uno con la propria rete ci possa fare cosa vuole. Siamo in Italia e non è così. L’opinione comune è sbagliata, e neppure ti immagini quanto!
Il limite legale di potenza è pari  100mW erp, ovvero i soliti 20 dBm, l’acronimo “erp” significa “potenza effettivamente irradiata”, è questo che ci taglia le gambe.
Al contrario di quanto è stato stabilito per altri ambienti, in gamma WiFi la potenza legale non dipende solo da quella fornita dall’AP o dal device in uso, ma anche dal guadagno di antenna. Ovvero i 20 dBm in una antenna che guadagna solamente 10 dB diventano 30 dBm che sono evidentemente oltre il citato limite legale.

Anche l'utilizzo di device più recenti, con potenze di 1 o 2 watt, ovvero 30 o 33 dBm, sono illegali, anche se perfettamente reperibili nel nostro paese.
Su questo fatto non è possibile trattare o discutere, il legislatore ha posto quel limite e a quello è necessario attenersi, se vogliamo rimanere entro i termini di legge ovviamente.
Non finisce qui, esistono altri ostacoli. Il segnale WiFi di una rete privata non deve attraversare luoghi pubblici. Qui la cosa è onestamente discutibile dato che non posso conoscere a priori dove va  a finire il segnale della mia rete, ma se questa è messa in piedi per collegare in rete il mio PC e quello di mio fratello è necessario che tra noi ci sia l’orto di famiglia, non il campo del vicino e neppure una strada pubblica. Il segnale non dovrebbe essere in grado di attraversare il confine della proprietà. Si tratta di distinzioni che fanno sorridere, ma le intenzioni del legislatore sono chiare, si vuole evitare la proliferazioni di “reti private” che potrebbero far concorrenza al gestore che controlla di fatto l’intera rete telefonica cablata.
Ora basta? Figuriamoci! Tra le normative che limitato l’uso di queste tecnologie c’è anche il divieto di fornire a terzi dei servizi, anche a titolo gratuito… dunque sulla rete WiFi tra me il mio vicino di casa non deve “transitare” l’accesso a internet!
Riassumendo, la potenza deve rimanere a livelli molto bassi (i 100 mW alias 20dBm) niente segnali che vanno in giro per il mondo,  non possono attraversare la strada (neppure sulle strisce…). A parte scambiarci le foto delle vacanze non è possibile trasferire altro.
E’ necessaria una considerazione: siamo tutti adulti, con quel che ne segue, e tutti siamo in grado di decidere come agire. Possiamo tranquillamente fregarcene di quanto pensa il legislatore e fare i nostri comodi. La probabilità che qualcuno se ne accorga è remota, ma non è impossibile. E le grane a cui si va incontro sono serie, non solo problemi amministrativi, e le multe sono comunque salate, per alcuni punti possiamo sfociare nel penale.

Conclusioni

In questi ultimi mesi, ho cercato informazioni sull’argomento. A parte qualche idea che potremmo definire “poco coerente” in rete spiccano le valide e interessanti esperienze di molti gruppi. L’obbiettivo principale è dunque privilegiare la distanza raggiunta unita a una performance del link più buona possibile.
Se nulla è cambiato negli ultimi mesi il “record” italiano è di 30 Km per merito di un collega veneto, e quello mondiale (220 Km)… non male per 100 mW!

La foto di testa riporta le prove su un link di 17 Km, andato a buon fine.. fino a che non si è rotto l'AP utilizzato.

Le foto della Cantenna sono state fornite da Daniele E., di Cagliari, le altre sono mie.

 





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Questa pagina è stata creata da bergio70 [pagine pubblicate]
il 14/05/2012 ore 10:53
ultima modifica del 18/05/2012 ore 19:53
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