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IL RESTAURO ESTERNO, RIVERNICIAMO I NOSTRI BENIAMINI tipo: livello:
L'estetica delle cose vecchie. Come ridare nuova vita a oggetti su cui gli anni pesano troppo.
 
 



 Come da richieste un tutorial.... che di elettronica non ha nulla.

Sul forum molti amici hanno accettato la proposta e questo è il risultato.

L’estetica delle cose vecchie…

 

Nel nostro hobby potremmo avere in mano un bell’oggetto la cui bellezza si è persa nel tempo. In alcuni casi un restauro ne rovina l'originalità e per questo è improponibile, in altri casi è necessario.

Due parole su come portare avanti la parte estetica di un restauro.

 

Il testo sarà accompagnato da molte foto, fermo restando la realizzazione amatoriale, potremmo realizzare il tutto in casa (attirando a se le inevitabili ire femminili), oppure in un luogo aperto, o comunque dove si può avere un poco più di libertà nei movimenti…

 Qui sopra un caso limite, un Turner +3 in condizioni orrende,

le foto successive illustrano alcune fasi della sua rinascita estetica

Vediamo quali sono gli intenti e il materiale che probabilmente ci sarà necessario:

-          riverniciare piccoli oggetti, contenitori di apparecchiature, nell’esempio un microfono anni ‘70. In fondo ne ho raccolti altri di cui si vede solo il risultato finale.

-          operazione da effettuarsi in ambito casalingo, al più in giardino o garage. Durante le lavorazioni verranno prodotti fumi e polveri, dunque l’ambito casalingo è bene sia... sul balcone

-          carta seppia, ad acqua a grana grossa fino a quella più fine, da 150 a 360. Sono reperibili prodotti analoghi da impiegare a secco, forniscono risultati assolutamente identici, ma durante l'uso viene prodotta molto polvere che mal si sposa con l'ambiente domestico, da questo punto di vista è meglio il "vecchio metodo" ad acqua.

-          resina bicomponente, vetroresina o stucco metallico

-          fondo isolante a spruzzo, anche in bomboletta

-          vernice finale. Meglio se tinte scure e non lucide, anche lui in bomboletta

-          diluente alla nitro per pulire e sgrassare le parti e quanto sporcheremo

-          stracci di cotone, che non lascino peli, puliti e asciutti, assoluamente da evitare il battuffolo di cotone o la carta da cucina!!

-          giornali vecchi e nastro adesivo di carta, quello da carrozziere o decoratore

Tutto il materiale necessario sarà reperibile in colorificio, meglio orientarsi verso fornitori per carrozzeria piuttosto che centri per bricolage, probabilmente spendiamo meno e abbiamo prodotti migliori, oltre a qualche consiglio che male non fa…

 Qui a destra la colatura della resina nei fori da chiudere. In basso il lato esterno dopo un paio di ore.

Qualunque sia l’oggetto, sgrassatore alla mano,  iniziamo con una buona ripulita, anche per valutare i danni, una carteggiata iniziale con carta a grana piuttosto grossa per evidenziare vecchie riparazioni, modifiche successive, fori che prima non c’erano.

E’ evidente che la valutazione di ogni oggetto è specifica, ed è difficile definire a priori criteri di valutazione generali. Vediamo cosa si può fare.

Definiamo dunque la tipologia e le condizioni dell’oggetto:

-          deve essere verniciato, dunque di metallo, di solito lamiera di ferro, o lega di alluminio

-          potrebbe essere il guscio di un vecchio RTX, o il contenitore recuperato da una vecchia realizzazione.

-          il microfono preso ad esempio era decisamente mal ridotto, il precedente proprietario gli si è accanito sopra con una smerigliatrice, dopo avere praticato sul guscio dei fori utilizzando un paio di forbici

-          è possibile chiudere, o mascherare, piccoli fori lasciati da viti o piccoli interruttori

-          graffi che attraversano completamente lo strato della vernice vecchia e rendono visibile il metallo sottostante, così come altri piccoli difetti, saranno mascherati dagli strati del fondo che utilizzeremo

 

Qui a destra le prime mani di finitura, sono state impiegato delle vecchie bombolette di vernice, per avere una idea del possibile risultato finale.

 

Il luogo, la posizione di lavoro, e iniziamo l’opera

Un tavolo vecchio, oppure un foglio compensato appoggiato al tavolo protetto da alcuni giornali vecchi. Eviterei il tavolo della sala da pranzo…

Durante la lavorazione sarà impiegata acqua e sapone, dunque prevediamo contenitori, spugnette e stracci adatti.

Dopo l’esame visivo iniziamo con una carta a grana grossa con elimineremo la quasi totalità degli strati di vernice preesistenti. Una vecchia verniciatura a bomboletta sarà piuttosto facile da rimuovere, se vediamo che gli strati inferiori hanno una buona aderenza al metallo possiamo lasciarli dove sono, ci limiteremo a passare alla carta più fine con cui elimineremo completamente la parte lucida. Questa è una operazione fondamentale, nessuna vernice, fondo o stucco aderisce bene su uno strato precedente lucido, anche se in alcune parti l’aspetto appare perfetto è indispensabile una carteggiata, anche con carta molto fine (grana 500 o 800, se è necessario) al fine esclusivo di rimuovere completamente la parte lucida. Il pezzo dovrà essere completamente opaco.L'operazione è indispensabile anche se il pezzo è stato riverniciato il giorno prima.

 

La parte interna nella fasi successive, questo è ormai il risultato finale

 

Se le parti sono piane, come può essere un contenitore o un coperchio, possiamo impiegare un pezzetto di legno regolare, una quindicina di centimetri di una assicella, o un blocchetto di materiale consistente, come tampone su cui appoggiare la carta abrasiva. Questo evidenzierà dei difetti del pezzo che prima non erano visibili, dalle parti sporgenti la vecchia vernice sarà eliminata prima e la cosa ci aiuterà nelle fasi successive a capire dove dovremo utilizzare una quantità maggiore di prodotto di riempimento.

L’esempio era afflitto da due fori che andavano assolutamente eliminati. La lega di alluminio non è saldabile con i metodi casalinghi, dunque ricorriamo all’impiego di resine a due componenti, oppure a fibra di vetro a spatola, ma le confezioni di solito sono da 500 grammi e a noi ne servono poche gocce…

Per chiudere i fori, come per rimediare a danni importanti nella struttura, impiegheremo della resina epossidica a due componenti, oppure della vetroresina.

I due lati andranno carteggiati e ripuliti con molta cura, prima di applicare prodotti chimici dobbiamo provvedere a sgrassare i due lati utilizzando diluente alla nitro.

E’ necessario porre sul lato esterno un ritaglio di plastica o un lamierino che aderisca perfettamente alla superficie. Il lamierino andrà preventivamente unto con olio o con un pelo di vaselina, se siamo in casa della crema per mani andrà ugualmente bene, è necessario fare in modo che la resina non si incolli al lamierino che fa da appoggio o anch’esso diverrà parte del nostro oggetto.

All’interno provvederemo a colare un cucchiaino di resina nei fori da chiudere, la resina epossidica è a due componenti che vanno mescolati in egual misura e utilizzati entro pochi minuti, dopo un paio di ore possiamo rimuovere la protezione esterna. Il risultato sarà una superficie decentemente piana, perfettamente carteggiabile, ma non perfetta.

Ora siamo nelle condizioni di un difetto esterno importante che tratteremo come un grosso graffio.

Puliamo dal grasso la parte esterna e carteggiamo con carta ad acqua a grana media, se non utilizziamo un tampone di legno o altro supporto la carta andrà tenuta sul palmo della mano “pizzicandola” tra indice e medio e ripiegandola sul palmo verso il  dito mignolo.

E’ importante, essenziale per la nostra salute, che la carta non si muova tra le dita, dopo pochi minuti potremmo ritrovarci con i polpastrelli completamente consumati, e se si esagera non è una situazione piacevole!

Dopo ogni operazione con la carta abrasiva è indispensabile pulire e asciugare con estrema cura il nostro oggetto, non avrà tracce di grasso dunque non impiegheremo più solventi, solamente acqua e panni di cotone puliti.

Siamo al primo strato di stucco o fondo di verniciatura..

Quasi certamente utilizzeremo prodotti in bomboletta, dunque ci trasferiamo all’aperto, sul balcone.. o dove non ci sia pericolo di far danni.

I prodotti in bomboletta vanno agitati prima di utilizzarli, agitati molto bene tenendo la bomboletta capovolta. All’interno della bomboletta vi sono alcune sfere, di solito di vetro, che aiutano a mescolare il prodotto all’interno della bomboletta.

Spruzzeremo il prodotto a piccoli tratti, mantenendo una distanza di 30 cm circa. Non dobbiamo coprire lo strato sottostante in una sola passata, anzi sono necessarie due o tre “mani” prima che lo strato sottostante non sia più visibile.

L’inizio del getto di prodotto non è uniforme, dunque è meglio iniziare la diffusione del prodotto fuori dell’oggetto, poi si distende il prodotto sull’oggetto nuovamente si esce da questo e solo successivamente ci cessa di premere sulla bomboletta e si ferma l’emissione di stucco, o vernice. Il risultato è una serie di piccole spruzzate che durano due o tre secondi l’una e che attraversano l’oggetto da sinistra verso destra (non sono mancino). Iniziare a spruzzare sull’oggetto e poi muoversi significa creare una ”macchia” in cui lo spessore è maggiore, a discapito dell’uniformità del risultato.

Tra una mano e la successiva lasceremo asciugare per qualche minuto, e qui i tempi possono variare (e di molto) a seconda delle condizioni, temperatura, umidità… l’assenza di vento è quasi indispensabile, la polvere può rovinare il nostro lavoro.

Le fasi di asciugatura possono essere accelerare con l’impiego di un phon, ma la fretta porta quasi sempre a un lavoro meno curato.

Terminata la mano di fondo è necessario attendere che questo si asciugo bene, molto bene. Rimandare al giorno successivo è sempre una buona idea, ma un paio di ore al sole di solito sono sufficienti.

I tempi di essiccazione dipendono anche dal tipo di prodotto utilizzato, fondi e vernici a base “nitro” contengono di solito toluolo e acetone, asciugano al tatto in pochi minuti e dopo una o due ore sono lavorabili, prodotti “acrilici” sono di solito più densi, lo strato diventa più spesso e più brillante, fatto che in verniciatura può essere determinante, per asciugare possono impiegare tempi maggiori anche di tre o quattro volte.

Quando il tutto si è asciugato a dovere è necessario ricarteggiare, lo si fa con carta sempre più fine, bagnando la carta e utilizzando qualche goccia di sapone, anche detersivo liquido da piatti va bene. L’utilizzo di carta seppia da utilizzare bagnata è una complicazione pratica, ma rende l’operazione più facile, oltre a non diffondere polvere.

Periodicamente è necessario ripulire l’oggetto con il nostro straccio umido e verificare a vista, o al tatto, il risultato raggiunto.

Dopo alcune mani e corrispondenti carteggiature (di solito tre) dovremmo ottenere uno strato uniforme, opaco, completamente privo di imperfezioni e zone lucide.

La verniciatura andrà eseguita in modo del tutto analogo a quanto abbiamo già fatto con gli strati precedenti.

 

 

La scelta della vernice

 

La tinta sarà scelta in base alle esigenze personali e all’oggetto, seguendo alcuni consigli pratici di “buon senso”:

-          con vernici lucide si ha una difficoltà maggiore nella finitura, dunque un prodotto che impieghi più tempo ad asciugare è più facile da stendere in modo uniforme, sceglieremo quindi vernici a base acrilica.

-          Tinte scure e lucide sono meno gestibili, i difetti si vedono molto di più sul nero che non sul bianco, ma non possiamo verniciare la scatola di un RTX bianco latte, possiamo scegliere grigi non troppo scuri, oppure tinte non troppo lucide.

-          Il nero opaco è ancor peggio…. Dopo qualche tempo si vedono anche le ditate “lucidate dall'uso”, anche qui meglio scegliere un grigio scuro, non troppo opaco. Ma come?? Prima non troppo lucido, ora non troppo opaco!!!  La soluzione è banale, la si acquista come “vernice speciale per paraurti”, anch’essa in bombolette è reperibile in alcune tonalità di grigio e ha il vantaggio di essere un prodotto piuttosto denso e una volta asciugato si presenta come opacomanontroppo, o se preferite lucidomanontroppo. L'alimentaore e l'RTX in 27 in fondo al testo sono stati verniciati con questo metodo casalingo.

La verniciatura andrà effettuata con molta attenzione, mano ferma e seguendo tutti i consigli esposti sopra per la preparazione. Qui è tassativa l’assenza di vento, la temperatura aiuta, ma evitiamo di spruzzare il prodotto su una superfici calda. Ovvero il nostro oggetto non deve arroventarsi al sole per facilitare il processo di essiccazione… ne otterremmo una cosa orrenda, certamente opaca, probabilmente a macchie, se non è nostra intenzione verniciarlo grigioverde militare, mimetico o camouflage…

So di ripetermi, la fretta porta inevitabilmente a lavori poco curati, il nostro intento è rinnovare l’estetica di un oggetto e farlo in tempi brevi equivale a perdere per strada una parte importante del risultato finale.

Il periodo di essiccazione casalinga dovrà essere piuttosto lungo, particolarmente se abbiamo utilizzato prodotti a base acrilica, è bene non manipolare l’oggetto per uno o due giorni, pena ritrovare le nostre impronte impresse nello strato di vernice!

Usciamo un attimo dal seminato e vediamo perché il risultato eseguito da un professionista è diverso.

I prodotti utilizzati sono tutti “catalizzati”, gli stucchi, i fondi di verniciatura e la verniciatura finale sono a due componenti. Cosa significa? Il prodotto non indurisce perché “asciuga” ovvero perde solventi e diventa via via più denso fino ad assumere la consistenza del solido, ma indurisce perché le due componenti hanno una reazione chimica tra loro che li porta a cambiare stato diventando un solido. Il processo chimico è accelerato dalla temperatura, per questo al caldo avviene più in fretta, ed è per questo che la cabina di verniciatura ed essiccazione è solitamente chiamato “forno”. In realtà il processo avviene anche a temperatura ambiente, senza che ci siano differenze nei risultati, impiegando un tempo molto maggiore. Se l’essiccazione avviene in due ore a 60 gradi, a temperatura ambiente saranno necessarie 12 – 15 ore, ma il risultato finale sarà assolutamente identico.

Questo processo prevede che la densità del liquido, della vernice, possa essere maggiore, come conseguenza lo strato più esterno che ottiene un professionista è molto più spesso di quanto possiamo ottenere noi con  la bomboletta. Uno strato più spesso significa maggior lucentezza e maggior resistenza.

Il forno è in realtà una cabina di verniciatura, filtri in ingresso si incaricano di eliminare le particelle di polvere e filtri in uscita (meccanici e chimici) provvedono ad eliminare gli inquinanti. Il buon risultato finale dipende dunque dall’assenza di polvere in cabina, non dalla temperatura di essiccazione.

La verniciatura è sempre eseguita in due strati, il primo è una base opaca, spesso a base di acqua, ma potrebbe essere a base di solventi senza che il risultato finale cambi. E' sottilissimo, praticamente un velo.
Il secondo strato è trasparente, molto più spesso della base, dona la lucentezza e la resistenza agli agenti esterni che tutti conosciamo.
La base opaca è semplicemente asciugata all'aria, mentre lo strato di trasparente è catalizzato.
A parte il rischio che particelle di polvere si posino sulla verniciatura appena terminata, ma ancora non fuori polvere, il risultato finale di una essiccazione più veloce o più lenta non è diverso.
Il problema da parte dell'hobbista è il doppio strato e il fatto di dover catalizzare lo strato di trasparente, o lo strato di pastello se si utilizza una tinta non metalizzata e non in doppio strato.

I costi

Purtroppo il costo della sola verniciatura da parte di un professionista può andare oltre il valore dell’oggetto e, a mano di favori personali, non sarà quasi mai applicabile alle nostre esigenze.

Il prodotto professionale ha costi alti. Consideriamo anche che ogni chilo di prodotto è accompagnato dalla confezione di catalizzatore e da una di diluente, dunque ogni chilo di prodotto in realtà raddoppia abbondantemente di peso al momento dell’uso. Secondo la tipologia uno di questi "kit" potrebbe tranquillamente superare i 100 euro al chilo.

Le nostre esigenze hobbistiche sono diverse, una bomboletta di fondo o di tinta da 200 ml potrebbe costare 5 o 6 euro, che raddoppiano nel caso di confezioni da 500 ml. La carta abrasiva da acqua è venduta a fogli, di solito questi si dividono in quattro parti, dunque un solo foglio può essere impiegato per molti lavori, il costo è di poche monetine, 20 – 25 centesimi al foglio.

 Questo aggiungiamo un euro per un rotolo di nastro, i giornali vecchi fidiamo di trovarli per vie traverse…

Dunque il restauro di un solo oggetto potrebbe costare circa 15 euro. E’ certo che la sola verniciatura da parte di un professionista potrebbe costare 4 volte tanto.

Nel complesso è una operazione conveniente, il microfono preso ad esempio era un vero rottame, e ora è nuovamente funzionante in stazione, anche se non ha raggiunto i livelli qualitativi di altri sui cugini.

 

 

 

Nelle molte foto qui sopra sono visibili cinque esemplari che hanno subito un

trattamento analogo, anche se la verniciatura è sempre stata eseguita in forno...

Qui sotto vediamo il risultato finale dell'orrendo +3 di copertina...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

qui sotto altri oggetti verniciati questa volta " a bomboletta", due alimentatori e un RTX in 27...

 

 

 

 

 

 

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 Concludendo

Nessuno di questi oggetti ha avuto bisogno di una finitura finale, ma nel caso ci siano imperfezioni evidenti possiamo tentare di porvi rimedio, per queste operazioni non ho foto, ma i guai a cui possiamo andare incontro a cui sia forse possibile rimediare sono riconducibili a una sola causa... polvere o piccoli peli che si sono attaccati all'ultima mano di vernice o che sono rimasti sull'oggetto per una pulizia non perfetta.

Il necessario è nuovamente della carta abrasiva ad acqua a grana molto fine, 800 o 1000, la utilizzeremo su un blocchetto di plastica rigida, anche un corpo di un grosso pennarello, quelli a forma rettangolare, con i bordi un poco arrotondati. E' indispensabile che il supporto sia rigido, dobbiamo concentrare l'operazione sul difetto "allargandoci" il meno possibile.

In alternativa impiegheremo una piccola pietra a molare, quelle per affilare i coltelli, è essenziale che sia a grana molto fine.

Opereremo sempre quando lo strato di colore sarà completamente essiccato, in pratica almeno due giorni dopo il termine dell'opera.

Lo scopo è di levigare l'imperfezione, solo quella, dobbiamo "limarla" con molta calma e attenzione. Lo strato di vernice non è molto spesso e un paio di colpi di troppo possono eliminarlo completamente costrigendoci a riverniciare il tutto. In questo caso sarà nuovamente necessario rimuovere lo strato di lucido dall'oggetto prima di distendere un nuovo strato di colore.

 Successivamente sarà necessario lucidare la parte su cui si è intervenuti, qui abbiamo poca possibilità di scelta, in colorificio acquistiamo una confezione minuscola di pasta abrasiva da carrozzeria che utilizzeremo su dei generosi battuffoli di cotone, non su uno straccio... 

E' stato un discorso piuttosto lungo, molto manuale, è uno di quegli aspetti del nostro hobby che è meno facile da spiegare.

I risultati si ottengono, come sempre, con l'esperienza, sicuramente le prime prove saranno orrende, ma è importante seguire quanto scritto, non dare mai nulla per scontato e armarsi di una buona dose di pazienza. In questo caso il tutto va necessariamente condito da un'altrettanto abbondante scorta di olio di gomito ( anni fa lo vendevano in farmacia...)

Qui a destra un tampone in legno e tre fogli di carta abrasiva, uno a grana molto fine, 1200 ad acqua , e due a grana più grossa, 320 a secco. I fogli tondi sono usati sulle levigatrici a secco, un apposito tampone ne permette  l'uso anche a mano.

 

 

qui sopra due operazioni in cabina di verniciatura,

sono i due "Cloni" + 2 grigio chiaro fotografati  prima e dopo la verniciatura

 

 





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Questa pagina è stata creata da bergio70 [pagine pubblicate]
il 13/03/2012 ore 15:13
ultima modifica del 21/03/2012 ore 09:09
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